Cos’è un rullo per autopiano?
Sono lunghe strisce di carta, avvolte attorno a un rocchetto, che assumono una forma a cilindro.
La parte importante di queste strisce sono i fori, una forma di scrittura musicale, una codifica della musica non fatta per l’occhio umano, ma per una macchina che sappia decodificare i fori, ossia interpretarli e azionare meccanismi che possano eseguire la musica in essi codificata.
I rulli per autopiano furono inventati negli ultimi anni dell’Ottocento, ma la loro produzione fiorì nel primo trentennio del Novecento, per poi rapidamente decadere per il sopravvento del disco e delle trasmissioni radiofoniche.
Dopo un periodo iniziale di alcuni anni, durante i quali le ditte crearono rulli di formati molto vari, la produzione dei rulli si assestò dapprima sullo standard a 65 fori per poi stabilizzarsi su quello a 88 fori. I fori corrispondono ciascuno ad un singolo tasto del pianoforte, ad eccezione dei fori disposti ai lati esterni della foratura, che – quando presenti – servono a gestire automaticamente il pedale o a dare maggiore potenza sonora alla melodia rispetto all’accompagnamento.
Usualmente si distinguono due tipi di rullo:
- I cosiddetti rulli metronomici, ossia rulli il cui tracciato dei fori è studiato a tavolino, senza l’intervento di alcun pianista, ma con un attento studio per collocare i fori precisamente nella posizione che poi restituisca la musica come desiderata. Sono i rulli di gran lunga più diffusi, perché la loro produzione era più economica (non richiedevano macchinari troppo complessi per la loro creazione) ed erano eseguibili sulla maggior parte degli autopiani messi in commercio. Vengono però considerati poco interessanti per lo studio musicologico (probabilmente a torto). Esistevamo due formati standard: dapprima i rulli a 65 note, poi anche i rulli a 88 note (con la copertura totale della tastiera di un pianoforte).
- I cosiddetti rulli reproducing sono invece rulli il cui tracciato dei fori deriva da una vera esecuzione pianistica: sono quindi in grado di riprodurre un’effettiva esecuzione, al pari di una registrazione discografica. Questi rulli erano assai più complessi da realizzare (e infatti solo poche ditte americane e tedesche li produssero) e possono essere eseguiti solo da autopiani compatibili con il loro più complesso sistema di foratura. Per i musicologi e i musicisti sono più interessanti, perché attraverso essi è possibile ascoltare e studiare l’interpretazione di famosi pianisti di inizio Novecento.
I rulli per autopiano sono l’evoluzione tecnologica dei cartoni degli organi di barberia, ossia quelli che si vedono (o si vedevano) nelle fiere, con i suonatori ambulanti che suonavano uno strumento semovente, agendo su una ruota e svolgendo uno spesso cartone forato.
Il rullo per autopiano, come tale, venne brevettato negli USA nel 1895 e commercializzato a partire dal 1897, con un’immediata e larghissima diffusione in tutto il mondo. Ebbe un enorme successo perché era la prima volta che la musica poteva essere riprodotta automaticamente secondo un sistema alla portata del largo pubblico: ossia, la prima opportunità per un normale cittadino di ascoltare la musica desiderata nel momento desiderato, senza dipendere da un lungo e faticoso studio personale della musica o dover ricorrere a un musicista da pagare.
Il rullo mantenne la sua fortuna fino a quando emersero due forti concorrenti: il disco e la radio. Il disco, che era nato addirittura prima del rullo, divenne particolarmente interessante e concorrenziale dopo che – attorno al 1925 – venne inventata la registrazione e l’amplificazione elettrica del segnale sonoro. Negli stessi anni prese avvio la trasmissione radiofonica. Per questo motivo il mercato dei rulli ebbe una rapida decrescita, fino a scomparire quasi del tutto attorno al 1930, periodo in cui tutte le ditte produttrici chiusero i battenti, sebbene ve ne siano alcune (poche) che tuttora ne producono per un mercato di appassionati cultori.
Il luogo d’elezione per l’uso dell’autopiano era il salotto della media borghesia, che poteva permettersi il costo di uno strumento così attrezzato e di una collezione di rulli. Non bisogna però dimenticare altri possibili impieghi dei rulli sonori, come per esempio nei locali pubblici o per l’accompagnamento musicale dei film muti nelle sale cinematografiche.
Il repertorio
I primi rulli proponevano musica “classica”: in primo luogo ovviamente brani pianistici, ma anche di musica da camera ridotta per il solo pianoforte. Parallelamente si produssero rulli con musiche operistiche: sinfonie d’apertura o singole arie o scene, dapprima dei melodrammi più famosi successivamente anche di quelli secondari. Oltre al repertorio colto, i rulli offrirono musiche di generi alternativi, come l’operetta, la canzone nelle sue varie declinazioni (liriche e romanze da camera, la canzone napoletana, i canti patriottici e politici, la musica leggera), la musica sacra, i ballabili di ogni tipo. Le ditte europee erano più ancorate al repertorio classico tradizionale, mentre nelle ditte americane e inglesi c’era maggiore apertura ai nuovi generi del secolo (in primis il jazz).
Cos’è un Autopiano?
L’Autopiano è uno strumento musicale, apparentemente uguale ad un pianoforte, al quale è applicato internamente un meccanismo elettrico o pneumatico a pedali. Grazie a questo automatismo, un rotolo di carta traforato viene svolto tra due cilindri: i buchi corrispondono alle note del pezzo di musica che si vuole eseguire.
Si compone di un mantice a pedaliera, di un rullo (ossia di un nastro scorrevole di carta perforata) e di una barra metallica (detta tracker bar
; in italiano flauto di Pan
o pettine
) munita di vari fori e di altrettanti cannelli collegati ciascuno a una valvola e corrispondenti ai singoli tasti del pianoforte. Azionando la pedaliera, si mette in movimento il mantice e si provoca lo scorrimento del nastro perforato; al passaggio di ciascun foro del nastro su quelli corrispondenti della tracker bar, si genera, nei relativi cannelli, una corrente d’aria aspirata che aziona la meccanica del pianoforte, producendo i suoni corrispondenti. Inoltre, una leva manuale permette all’esecutore di modificare la velocità e l’intensità del pezzo (DEUMM). Video dimostrativo.
Storia dell’Autopiano
Prima di parlare della storia dell’Autopiano è necessario fare un passo indietro.
Nella prima parte dell’Ottocento esisteva il cilindro fonotattico, un cilindro di legno o di metallo, sulla cui superficie sono infissi chiodi o denti che, nel corso di un regolare movimento rotatorio, agiscono sulla meccanica dello strumento (leve collegate a percussori, valvole relative a canne d’organo, lamelle metalliche), riproducendo automaticamente il brano musicale programmato. L’impiego del cilindro fonotattico è attestato sin dal XIV secolo nei carillons di campane, mentre al XVII secolo risale la sua applicazione al cembalo e all’organo (DEUMM).

Per ovviare al lavoro laborioso della chiodatura del cilindro, vennero inventati i cartoni traforati, antenati dei rulli, anch’essi potevano essere suonati su apposti macchinari: in Dipartimento è conservato un Piano Melodico Racca, piano melodico a cartoni traforati. Per saperne di più, visita la sezione dedicata: ‘Gli Autopiani del Dipartimento’. I Cartoni traforati erano molto simili ad un libro, con i fogli ripiegati a soffietto, azionati meccanicamente da una manovella.
Dal push up al Player piano
Dal cilindro chiodato, al cartone traforato, al… rullo di carta traforata! Il meccanismo per la lettura di questi rulli fu brevettato per la prima volta in Germania, più precisamente nella regione della Foresta Nera, dove viveva una famiglia di abili costruttori di orologi. Uno dei componenti della famiglia era Emil Welte della ditta M. Welte & Söhne di Freiburg im Breisgau, che nel 1887 brevettò un meccanismo meccanico pneumatico che poteva suonare un rullo traforato. Questo prototipo di autopiano si chiamava Vorsetzer, poiché era un mobile da mettere davanti al pianoforte. Nel giro di due anni fu prodotto su vasta scala da altri costruttori.
Poi ci fu l’invenzione del primo meccanismo pneumatico per rulli traforati: la Pianola (detto anche push-up o piano-player). Fu brevettato il 25 gennaio 1897 dall’americano Edwin Scott, molto simile al Vorsetzer, dato che anch’esso veniva accostato al pianoforte, ma presentava delle differenze nel funzionamento:
- Motore pneumatico azionato da due pedali: esso si basava su un funzionamento contrario in quanto il mantice, invece di essere compresso per spingere fuori l’aria, la aspirava.
- Tracker bar = barra di metallo con una fila di fori corrispondenti alle altezze delle note, ciascuno dei quali collegati per mezzo di tubi a delle valvole pneumatiche. Può essere inteso come il congegno lettore del meccanismo: su di esso si svolge parallelamente il rullo traforato che aderisce per effetto di suzione; quando si verifica la coincidenza tra foro del rullo e foro del lettore si apre una corrente d’aria che mette in movimento il dito meccanico corrispondente, il quale va a percuotere il tasto del pianoforte. I fori orizzontali (sia del tracker bar che del rullo) corrispondono alle altezze delle note; i fori leggibili, disposti in successione verticale lungo la striscia di carta del rullo, indicano la durata delle note.
- 65 dita meccaniche di legno e ricoperte di feltro vanno a ripercuotere i tasti del pianoforte al quale il meccanismo automatico è accostato.
Successivamente l’automatismo venne messo all’interno della meccanica del pianoforte. Nacque così il Player piano.
Questo meccanismo richiede un operatore umano che si siede di fronte ai tasti del pianoforte e aziona il meccanismo tramite pedali. Le sole indicazioni che l’autopiano riesce a gestire tramite il meccanismo sono l’altezza e la durata delle note; è compito dell’operatore esprimere tramite delle levette, che si trovano sulla parte anteriore della Pianola o direttamente sotto la tastiera dell’autopiano, le variazioni di tempo e le dinamiche.
Mentre la musicalità dei primi pianoforti meccanici dipendeva in larga misura dall’abilità del loro operatore, gli sviluppi tecnologici del primo decennio del XX secolo permisero ai produttori di codificare una quantità crescente di dati espressivi sui loro rulli. Il sistema “Themodist” della Aeolian Company, introdotto nel 1900, consentiva di enfatizzare note specifiche su un rullo per far emergere un tema. Successivamente le aziende iniziarono a offrire i propri strumenti riproduttori: il primo di questi fu costruito nel 1904 dalla Welte-Mignon di Friburgo, in Germania. Seguirono, dal 1913, le aziende americane Aeolian, con i rulli “Duo-Art”, e la “Ampico” (American Piano Company).


